Chiesa Madre “Maria SS. Immacolata”

Eretta successivamente alla costruzione del Castello dei Rota nei primi del ‘700 faceva parte della Diocesi di Cerenzia. Alla sua realizzazione contribuirono il Principe Tommaso Rota e la sorella Lucrezia Rota della quale si conserva l’atto di morte. Fu eretta canonicamente in parrocchia nel 1715.

Provenienti dalla Diocesi di Cerenzia vi si conservano l’acquasantiera in granito silano, uno stemma papale (figura 2) posto sul portale d’ingresso e pregiati paramenti sacri rifiniti in oro. Fino ai primi anni ’60, quando subì rilevanti interventi di ammodernamento, custodiva una pala, ora dispersa, raffigurante l’assunzione della Vergine Maria di scuola napoletana risalente al 1700. Con l’ultimo restauro sono stati inseriti pregevoli mosaici di scuola fiorentina che ne abbelliscono notevolmente l’aspetto (Figura 1,3,4,5).

Figura 1: Interno della chiesa Maria SS. Immacolata

Figura 2: Stemma Papale

Figura 3: Statua Maria S.S Immacolata

Figura 4: Altare fatto a mano devoluto dal Maestro Vincenzo Marano, noto falegname del luogo.

Figura 5 : Chiesa Maria S.s Immacolata

Monumento ai Caduti
E’ opera del pregevole scultore di Molfetta Filippo Cifariello , autore, tra l’altro, della statua equestre di Umberto I, che trovasi a Bari, e del monumento ai Caduti di Gioia del Colle. L’opera è stata realizzata con il patrocinio di un benemerito cittadino di Castelsilano, emigrato in Argentina, Giuseppe Rotondo che ha realizzato anche, a sue spese, il locale Asilo Infantile, ed al quale, per riconoscenza, Castelsilano gli ha intitolato l’ex Piazza Dante, oggi appunto Piazza Giuseppe Rotondo. Il monumento ai Caduti fu inaugurato il 5 maggio 1927 alla presenza di Michele Bianchi, Ministro dei Lavori Pubblici.

Chiesetta della “Madonna della Campagna”
Fu eretta nel 1952 per volontà della signora Spina-Torchia. La statua è opera del celebre Demetz Ortisei – lo stesso che ha scolpito la statua della Madonna di Fatima in contrada ” Fossa Arena” , oggi contrada ” Marunnella” . E’ meta di pellegrinaggi, specie di estate e la festa solenne è la seconda domenica d’agosto di ogni anno ed i festeggiamenti avvengono in modo veramente interessante e suggestivo.

Figura 1: Ceppo dei Fratelli Bandiera

Chiesetta di ” S. Leonardo e Padre Pio”
Frutto del restauro strutturale ed architettonico della cappella gentilizia della famiglia Sirianni, appartiene all’area del cimitero dismesso nel 1970.
E’ stata pregevolmente recuperata e dedicata a ” S. Leonardo” ed al ” Beato Padre Pio da Pietrelcina”

Villa Comunale “Apollo 11” e Villa Comunale “Il Daino”

Sorgono nel centro abitato e sono attrezzate per lo svago dei piccoli. La Villa ” Apollo 11″ , dove è rappresentata con una fontana missilistica una delle tante impresa dell’uomo per la conquista dello spazio, si deve all’opera dell’artista castelsilanese Giovanni Girimonte ( Figura 1 ).
La Villa ” Il Daino” sorge sulla collina, punto più alto del centro abitato ( Figura 2).

Figura 1: Villa Apollo 11

 

Figura 2: Villa “Daino”

Museo dell’arte contemporanea
E’ situato provvisoriamente presso la sala consiliare del Comune. Conta allo stato 40 opere di artisti contemporanei ed è il frutto delle Estemporanee di pittura che si svolgono ogni anno durante il mese di agosto e di alcune donazioni.

I Murales di Ciccio Candido

Questo progetto è ricompreso nell’ambito del progetto OLD CALABRIA, basato sul libro dell’autore britannico NORMAN DOUGLAS, promosso dalla Fondazione Napoli 99. Il museo che si snoda per le strade di tutto il centro storico, racconta, attraverso 10 murales, il lavoro, gli usi, i costumi e l’economia del laborioso popolo di Castelsilano. La realizzazione si deve all’artista Francesco Candido, nato a Castelsilano ma residente da qualche anno in Francia, a Parigi.

Figura 1: Murales Di Francesco Candido “I MIETITORI”

Figura 2: Murales di Francesco Candido “CHIANTANNU E CIPULLE”

Figura 3: murales di Francesco Candido“U TELARU” 

 

Grotte carsiche

 

Infiorescenze gessose accresciutesi su una colata calcitica. ANTRO DEL TORCHIA Cb 272 (CASTELSILANO)
Scheda catastale:

o    località: Scorzo;

o    cartografia: IGM 1:25.000 F° 237 I NE ” Verzino” (agg. 1959);

o    coordinate geografiche:

o    longitudine: 4°24’27” 50;

o    latitudine: 39°15’22” ;

o    quota dell’ingresso: 281 metri circa s.l.m.;

o    sviluppo planimetrico: 428 metri;

o    sviluppo spaziale: 436 metri;

o    profondità: 77 metri;dislivello: -77 metri;

o    terreno geologico: gessi del Messiniano;

o    rilevamento: F. Larocca, R. Lavecchia, M. Tarantini (G.S. “Sparviere”);data di rilevamento: 23 settembre 1989.

Itinerario di avvicinamento
Partendo dal bivio riportato sulla tavoletta IGM a quota 597 metri s.l.m. presso Vigne, frazione di Verzino, si prosegue verso valle in direzione della SS 107. Si continua per 6 Km esati fino ad imboccare, in prossimità di una marcatissima curva a gomito, un varco nel gard-rail posto a sinistra, dal quale si origina una stradina sterrata. Si discende deviando più avanti a sinistra, in direzione di una piccola abitazione di campagna. L’imbocco della grotta è ubicato nel punto più depresso dell’antistante dolina a pozzo. Si tenga presente che la strada principale da cui si giunge segue per un buon tratto il perimetro della depressione carsica, ben evidente nelle sue ampie proporzioni, a sinistra della carreggiata.

Storia delle esplorazioni
La cavità è stata individuata il 26 agosto 1989 nel corso di una battuta di ricerca compiuta nella zona dal Gruppo Speleologico ” Sparviere” con la collaborazione del Gruppo Speleologico ” San Giusto” . Alla base del pozzo iniziale gli speleologi, cercando tra i macigni caoticamente ammassati al suolo, riuscivano ad individuare un esiguo passaggio che permetteva di penetrare nella galleria principale.
Dopo un percorso di oltre 300 metri essi erano costretti a fermarsi alla sommità di un salto profondo quattro metri, difficilmente superabile senza l’ausilio di corde. Procuratisi i materiali occorrenti, l’esplorazione proseguiva alcune ore più tardi lungo ambienti progressivamente più stretti che, alla fine, terminavano in coincidenza di un vasto allagamento impraticabile
Descrizione della cavità
La grotta si apre in una vasta dolina, terminante, nella sua parte più depressa, in pozzo profondo circa 11 metri. E’ consigliabile iniziare la discesa dal suo ripido margine settentrionale, dove una giovane quercia si protende nel vuoto offrendo un comodo punto di attacco per le corde. Si scende, dunque, lungo una friabilissima parete gessosa fino a raggiungere la base della verticale, completamente invasa da terra e grossi massi. Cercando lungo la parete è possibile scorgere un piccolo passaggio che permette di penetrare, attraverso una frana estremamente instabile, in una modesta galleria.
E’ bene sottolineare che l’acqua ed il fango provenienti dall’alto durante le piogge, insieme ai crolli frequenti di parti delle pareti. Possono occultare completamente l’esigua imboccatura del passaggio che costituisce l’accesso alla cavità sotterranea vera e propria. Varrà la pena, nel caso non si riesca ad individuare nessuna anfrattuosità praticabile, sollevare qualche macigno e spostare gli eventuali sedimenti accumulatisi.
Superata la frana, si imbocca, quindi, una galleria, alta dapprima circa un metro, che va progressivamente ampliandosi fino a permettere la posizione eretta.
Al suolo spessi depositi fangosi testimoniano delle grandi quantità d’acqua convogliate nella grotta dalla superficie durante i periodi di intense precipitazioni. Dopo un duplice, brusco cambiamento di direzione, la condotta prosegue in direzione Est mantenendo inalterate morfologie e aspetto generale. Si oltrepassa un’ampia vasca d’acqua, che in estate può anche essere secca, consentendo di non bagnarsi, e, dopo una nuovo curva a gomito, si entra in una saletta alle cui parete si possono osservare delle singolari infiorescenze gessose accresciutesi su colate calcitiche. Ad una estremità della saletta, discendendo sopra alcuni grossi blocchi di roccia, si trova la naturale prosecuzione della condotta da cui si è giunti.
Da questa parte si arriva ben presto alla base di un grosso camino, in corrispondenza del quale si avverte chiaramente una diffusa corrente d’aria fredda.
La sua sommità è interamente occupata da poderosi macigni incastrati tra loro in precario equilibrio, attraverso i quali, seguendo la corrente d’aria, sono state tentate a alcune esplorazioni senza tuttavia conseguire alcun risultato positivo. Molto verosimilmente ci troviamo alla base di qualche dolina esterna, ipotesi avvalorata dalla relativa vicinanza della superficie e dalla circolazione d’aria che, sulla volta, è particolarmente forte. Dopo essersi arrampicati per alcuni metri su dei macigni instabili, si entra in un nuovo salone dal piano di calpestio completamente ricoperto da massi di frana originatisi dai frequenti crolli di successivi strati gessosi dalla volta e dalle pareti. Un piccolo passaggio in basso immette in una spaziosa galleria e da questo punto la cavità cambia decisamente aspetto. Innanzitutto le dimensioni generali sono ora maggiori che in precedenza e, in secondo luogo, la presenza di ampie vasche d’acqua, formatesi a livelli diversi alla base di successivi gradoni rocciosi, rende gli ambienti di aspetto gradevole.
Aggirando sulla destra, per non bagnarsi, due priimi specchi d’acqua profondi oltre 70 centimetri, si giunge in prossimità di un basso laminatoio che costringe a procederfe carponi fino ad un salto profondo poco più di un tre metri. Nei periodi di piena si forma in questo punto una bella cascata d’acqua. Più avanti la condotta amplia maggiormente le sue dimensioni mantenendo un’altezza media di circa cinque metri. Alle pareti, sottili stratificazioni di gesso macrocristallino risaltano al passaggio delle lampade ad acetilene. Si giunge così ad un ulteriore salto profondo quattro metri, lo stesso che durante la prima esplorazione costrinse gli speleologi a tornare indietro per mancanza di corde. Le sue pareti, infatti, sono estremamente levigate dall’acqua e la quasi assoluta mancanza di appigli non permette di superare questo tratto verticale in arrampicata. Alla base del salto parte una galleria meandriforme, sulle cui pareti sono evidenti una serie di microcondotte che recano il loro tributo idrico solo nel periodo invernale. Dopo un percorso di circa 100 metri, in corrispondenza di un ulteriore brusco cambiamento di direzione, la condotta riduce sensibilmente le sue dimensioni. Sebbene il rilevamento topografico sia stato effettuato sino a questo punto, sappiamo che è possibile proseguire ancora per oltre un centinaio di metri attraverso una strettoia meandriforme alta mediamente 30/40 centimetri.
All’inizio della strettoia il dislivello rispetto all’ingresso è di – 70 metri, il maggiore che sia stato finora misurato in una grotta dell’Alto Crotonese. Proseguendo ulteriormente si è costretti a strisciare su un fine detrito sabbioso finché si giunge in prossimità di un sifone che non permette di andare oltre. Una serie di considerazioni fa presupporre che la cavità sia comunque da mettere in relazione ad un’altra grotta di recente scoperta, posta più a valle ed attualmente in fase di esplorazione e studio.
Bibliografia
Larocca, F. ” L’Antro del Torchia – Cb 272 (Verzino-Cz)” , Le Grotte della Calabria, Nuova Editrice Apulia, luglio 1991, pp. 198-202.
Gruppo Speleologico ” Sparviere” Alessandria del Carretto (Cs) – Le Grotte dell’Alto Crotonese – Patrocinato dalla Comunità Montana dell’Alto Crotonese 1994.

Fonte : http://castelsilano.asmenet.it/